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Fiaccolata antimafia – Lodi 19/05 – “La mafia è una montagna di merda”
Stasera alle 21 ci troviamo in PIAZZA BROLETTO per manifestare la nostra solidarietà ai ragazzi dell’Istituto Falcone di Brindisi, colpiti da un attentato stamattina. Sono esplose due bombe, due ragazze sono morte e altri 8 sono feriti.
Una vergogna! Un attentato vile, infame: indignamoci e ribelliamoci contro la criminalità organizzata!“La mafia è una montagna di merda”
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I partiti sono tutti uguali?
“Sono tutti uguali, rubano tutti allo stesso modo”. Questo è più o meno il pensiero dell’italiano medio nei confronti della politica e dei partiti… un pensiero per certi aspetti comprensibile in tempi di bilanci truccati, finanziamenti illeciti e investimenti in Tanzania, eppure un pensiero che non fa bene alla democrazia. Quale democrazia è possibile senza partiti? Questo dovremmo chiederci, quando sentiamo dire che il sistema dei partiti andrebbe cancellato completamente: quale sistema politico è possibile senza partiti? Una illusoria democrazia diretta, ossia un referendum per qualsiasi scelta in un paese di più di 60 milioni di abitanti? Una pseudodemocrazia dell’uomo forte, dove i valori sono secondari e conta solo il carisma del leader maximo, che tutto sa e tutto decide? Spinti dalla rabbia, dalla delusione, è comprensibile a volte pensare che tutto faccia schifo; in un secondo momento però deve arrivare la ragione a dire che forse non è proprio così, che nei partiti esistono anche tante energie buone, sincere e disinteressate che andrebbero liberate, più che schifate come ipotetiche complici di un sistema da cambiare. Nel gran calderone della politica, non tutti i partiti sono uguali. Al di là di valori e ideali diversi, c’è un partito, unico in Italia, che ogni anno fa certificare il suo bilancio da una società esterna e indipendente, pubblicandolo poi non solo sui giornali (come vuole la legge) ma anche sulla rete, a disposizione di chiunque voglia vederlo e consultarlo. Questo partito è il Partito Democratico. Già, Il Partito Democratico fin dalla sua fondazione nel 2007 ha fatto controllare ogni suo bilancio annuale da una società esterna, per poi pubblicarlo sul sito nazionale (http://www.partitodemocratico.it/speciale/trasparenza/home.htm) a disposizione di qualunque cittadino volesse leggerlo, scaricarlo, diffonderlo. Non è proprio una cosa da poco e il Pd è l’UNICO partito nazionale a farlo. A questo sforzo di trasparenza interna, il Pd ha aggiunto negli ultimi mesi una proposta legislativa per garantire la democrazia interna e la trasparenza dei partiti, per attuare la Costituzione, che all’art. 49 recita “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Quali sono i punti fondanti di questa proposta di legge?- I partiti devono diventare persone giuridiche, pienamente riconosciuti dallo Stato e quindi sottoposti a rigide regole di trasparenza e democrazia interna, per garantire la partecipazione di tutti i cittadini.
- I partiti devono garantire, nei loro statuti pubblici e pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dello Stato: piena parità di genere tra uomo e donna; regole precise per la gestione interna e per la scelta dei candidati alle cariche pubbliche; regolamenti finanziari chiari per la ripartizione e l’uso delle risorse finanziarie; un limite massimo di mandati sia per le cariche pubbliche sia per le cariche interne al partito, per favorire il ricambio generazionale.
- I partiti devono affidare ad una società esterna, indipendente e riconosciuta dalla legge, la certificazione dei propri bilanci. La documentazione dei bilanci va poi resa disponibile non solo sulla stampa ma anche sul sito internet del partito.
- I partiti devono, al fine di favorire la partecipazione attiva dei giovani alla politica, destinare alla loro formazione una quota pari almeno al 5 per cento dei rimborsi ricevuti per le spese elettorali, con le medesime modalità previste per accrescere la partecipazione delle donne alla politica, di cui all’articolo 3 della legge 3 giugno1999, n. 157.
- I partiti possono, con l’appoggio degli uffici elettorali locali e delle istituzioni, indire delle primarie per la scelta dei propri candidati alle cariche pubbliche, con regolamenti precisi su cui vigilano organi stabiliti ufficialmente. Le primarie diventano così pienamente riconosciute dallo Stato come strumento di partecipazione dei cittadini alla vita politica, e lo Stato si fa garante del rispetto delle regole stabilite e della legalità.
L’acquisizione della personalità giuridica e la pubblicazione dello statuto sulla Gazzetta Ufficiale costituiscono condizione per poter partecipare alle competizioni elettorali. Accedono ai rimborsi delle spese per le consultazioni elettorali e a qualsiasi ulteriore eventuale forma di finanziamento pubblico esclusivamente i partiti politici che rispettano i requisiti di democrazia interna e di trasparenza stabiliti.
Cambiare è possibile… i partiti non sono tutti uguali.
Mattia Mozzicato
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Un nuovo rinascimento per l’Europa
Debito, tasse, lacrime e sangue, austerity, tagli e controtagli. Queste sono, purtroppo, le parole che il cittadino medio associa all’Europa, specialmente negli ultimi anni. Sono parole dure, che evocano immagini altrettanto dure: le manifestazioni di piazza in Grecia, gli scioperi generali in Spagna, le proteste in tutti i paesi europei toccati dall’instabilità finanziaria, con una disoccupazione galoppante e una povertà crescente. Sempre più questa Europa che chiede sacrifici,che sembra curarsi solo dei freddi numeri senza pensare alle persone che ci sono dietro, appare lontana e aliena, quasi una dominatrice straniera imposta e non scelta democraticamente, una potenza che impone i suoi comandi ai dominati senza troppo curarsi di quanto sia difficile ormai condurre una vita serena. Sarebbe un errore però pensare che quella che vediamo tutti i giorni nei telegiornali sia l’unica Europa possibile, l’Europa che c’è sempre stata… quella che abbiamo vissuto in questi anni è l’Europa delle destre. Non è un caso che i volti più famosi in questi anni siano stati (al di là del nostro ex-Presidente del Consiglio) quelli di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, due capi di governo che hanno plasmato assieme a molti altri leader conservatori l’Europa che possiamo vedere ogni giorno: un’Europa senza volto, con pochi spazi di democrazia per i cittadini, più impegnata nel chiedere sacrifici che nel cercare una nuova crescita economica che ci porti fuori dalla crisi.A questo modello fallimentare delle destre (che sono al governo in quasi tutti i paesi europei) ci può e ci deve essere un’alternativa. Crescita, democrazia, solidarietà non possono essere parole estranee al sogno europeo, ed è proprio per mettere queste parole al centro di un nuovo progetto politico che i leader dei più grandi Partiti Progressisti europei si sono ritrovati a Parigi il 17 Marzo, per iniziare un percorso comune che possa cambiare in meglio l’Europa e la vita di tutti i suoi cittadini. Come sempre, il Partito Democratico è in prima fila in questa lotta assieme al suo segretario Pierluigi Bersani, che ha firmato assieme a François Hollande (candidato socialista alle Presidenziali francesi) e Sigmar Gabriel (segretario dei socialdemocratici tedeschi) quello che è stato chiamato da molti il “Manifesto di Parigi”, una piattaforma comune con cui i Progressisti si presenteranno di fronte agli elettori europei nelle varie elezioni nazionali 2012-2013.
Un nuovo fumoso documento politico quindi? No, un vero e proprio programma di cose da fare per rimettere in sesto questa Europa, per uscire dalla crisi economica tutti insieme. Quali impegni concreti? Quali proposte? Diamo un’occhiata ai punti più importanti.
La riduzione del debito degli stati va fatta in modo condiviso, senza imposizioni dall’alto, rispettando la dignità dei popoli europei e i valori di democrazia e giustizia sociale.
C’è bisogno di un Parlamento Europeo più forte, di una vera capacità per i cittadini europei di scegliere tra progetti politici diversi e tra soluzioni diverse ai loro problemi di poter scegliere chi li rappresenterà e chi governerà l’Europa. Meno burocrazia, più democrazia.C’è bisogno di una regia europea per la creazione di nuovi posti di lavoro, per combattere la disoccupazione e garantire pari diritti a tutti i lavoratori, a partire da uomini e donne. Meno sacrifici, più diritti.
Bisogna portare avanti la riconversione ecologica dell’economia, creando un nuovo sviluppo sostenibile con l’economia verde. Meno inquinamento, più sviluppo.
Si deve introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie, si deve riequilibrare il carico fiscale tra lavoro dipendente e rendita, si può e si deve combattere l’evasione fiscale. Meno tasse per chi lavora, più tasse per chi specula.
E’ necessario risolvere gli squilibri all’interno dell’Europa, aiutando i paesi più vulnerabili ad uscire dalla crisi con vantaggi per tutto il sistema e più stabilità per l’euro, perché dietro i numeri ci sono persone vere, perché l’Europa nasce per risolvere insieme problemi comuni. Meno lacrime e sangue, più solidarietà.
I progressisti europei dunque ci sono, una nuova Europa è possibile…basta volerlo.
Mattia Mozzicato
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Binario morto… inguaiato
In data 25 marzo, su Raiuno mi è capitato (oserei dire purtroppo) di vedere la fiction “Barbarossa”. Sotto il titolo infingardo, si cela una sorta di apologia su Alberto da Giussano, l’eroe caro al Carroccio, che si batte contro l’imperatore Federico Barbarossa. Per farvela breve, era un misto tra “Il Signore Degli Anelli e il celodurismo leghista (Il Signore Dei Tarelli?). Oltre che essere alquanto inguardabile dal punto di vista puramente cinematografico e vandalica verso il rigore storico (probabilmente Alberto da Giussano neanche è esistito), questa produzione è stata un flop al cinema come alla televisione ed è costata milioni di euro ai cittadini.La cosa incredibile è che il ricavato non ha coperto neanche le spese di distribuzione. Approfitto per ringraziare il regista per avere inventato un nuovo genere cinematografico: dopo l’”epic movie”, è arrivato l’ “epic fail-movie”!
Un altro elemento interessante è l’antilodigianismo sfrenato: tutto il film era impregnato di battute contro Lodi e i suoi abitanti (“i Lodigiani sono i peggiori!”), rappresentati come soldati brutti e cattivi, quando invece furono Lodi, Cremona e Pavia a chiedere l’intervento del Barbarossa contro la prepotenza dei milanesi.
A costo di sembrare un pazzo teorico della cospirazione, addurrò la stravagante tesi che questa fiction sia stata fortemente voluta dalla Lega, visto che ci sono intercettazioni che riportano un Berlusconi ancora alleato della Lega discuterne con Agostino Saccà e visto che Bossi compare in questo capolavoro vestito come un nobile milanese.
Che sia nobile non lo escludo, sicuramente viveva come tale grazie ai soldi dei militanti, sistemando anche la sua corte e i discendenti. Che poi sia di sangue blu, dubito, forse verde.
Insomma, la Lega, con la “scoperta” (io non ne sapevo niente, tu?) dei giri di soldi nel cerchio magico della “Bossi Family”, ha sicuramente dimostrato di essere diversa dagli altri partiti. In peggio.
Tutte le perle del Senatur, tutto ciò che gravita intorno all’ideologia (leggasi “accozzaglia di baggianate”) della Lega, i “barbari sognanti”… altro non sono che una favola, una fiction anche essi.
Realtà e cinema si toccano sempre più. Tanta scena e poca sostanza, parole da copione e battute da cogl…iere con basso umorismo. Dito medio compreso.
Massimiliano Robertopieri
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L’Aquila, tre anni dopo
Una crisi, l’ansia da spread, una manovra economica non leggera, una riforma del lavoro. C’è molto di urgente in questi giorni a cui pensare – arrivare a fine mese per molti è ormai il lavoro principale – e ricordarsi della storia recente è sempre più difficile.Tre anni fa, nel 2009, nel mese di aprile, due faglie tettoniche da sempre nemiche decisero di interrompere la tregua armata e si diedero battaglia. Per essere breve il 6 aprile del 2009 L’Aquila e l’Abruzzo tremavano ed in parte crollavano per un terremoto. Aiuto da parte di tutta l’Italia, carretto dei miracoli governativo e imprenditori che ridevano nella notte: la ricostruzione è un grande affare. È giusto fare eco all’emergenza e alla disgrazia ma è anche giusto informare sullo stato della ricostruzione una volta che l’emergenza è finita.
Guardando i dati forniti dal sito www.commissarioperlaricostruzione.it, sito ufficiale del Commissario per la Ricostruzione, i dati sono confortanti e alienanti: file di cifre enormi spese, la mappa dell’Aquila coperta di cantieri, foto di case messe in sicurezza e di opere d’arte salvate… Chi non è un tecnico è destinato ad annegare in tutti quegli zeri. Non mettiamo in dubbio quanto è stato fatto: discutiamo se è stato fatto tutto, se è stato fatto in fretta e se non si poteva fare di meglio. Di fatto la ricostruzione è stata più lenta di quella della Thailandia e del Giappone… L’obbligo da parte del commissario di definire un Piano per la Ricostruzione ha enormemente rallentato i tempi. Per la sola stesura dello stesso ha chiesto 15 mesi più altri mesi per la sua approvazione da parte degli organi competenti. L’istituzione di un commissariato per la ricostruzione avrebbe dovuto snellire le pratiche burocratiche, velocizzandole, perché un commissario è in genere dotato di poteri sovra-ordinari. Con l’Abruzzo questo non si è verificato: si è caricata solo la macchina burocratica rendendola di fatto immobile. Ad oggi i cantieri e l’indotto sono fermi così è ferma la gran parte dell’economia di tutta l’Aquila ed ovviamente di tutti i comuni del cosiddetto “cratere”. Le zone colpite dal terremoto potrebbero e dovrebbero diventare un laboratorio per la costruzione di case ad alta classe energetica. Devi costruire o restaurare? Ottimo: che si faccia al meglio! Una pecca. il Commissariato per la Ricostruzione ha dimenticato un fatto fondamentale in edilizia: il restauro costa più di abbattere e costruire ex-novo. Non è pensabile abbattere edifici storici, pur lesionati, per tagliare i costi. Si è arrivati al paradosso, grazie alla burocrazia farraginosa, di avere una città e dei paesi da ricostruire e allo stesso tempo avere ditte di costruzione che mettono in cassa integrazione i loro dipendenti per mancanza di lavoro. L’affermazione: edilizia volàno dell’economia non è quasi mai vera. Nel caso particolare sarebbe stata verissima: cantieri vuol dire operai, dunque persone con uno stipendio. Per vivere devono spendere parte dello stipendio, generando una ricaduta sul commercio e a cascata sugli altri settori.
Ma non è possibile pretendere di generare occupazione duratura se non sono presenti strutture produttive, soprassedendo sul fatto che in tempo di crisi è quasi impossibile creare occupazione ovunque. Le città e i paesi non sono solo fatti solo di cemento e mattoni. Oltre a tetti e muri le città sono fatte di persone e così come la malta tiene insieme i laterizi le relazioni umane tengono insieme il tessuto sociale. Ciò ha bisogno di spazi per esprimersi: quando si ricostruisce una città è necessario nel contempo servirla di piazze, strade, servizi, luoghi di culto… non si devono creare esclusivamente dei dormitori per la notte. Per quanto riguarda l’edilizia scolastica, primo passo per dare una vita il più normale possibile alle future generazioni, i lavori non sono ancora partiti. La crisi attuale e i tagli che ne sono conseguiti hanno aggiunto danno alla beffa: lo scorso governo, data la crisi ha deciso due cose. Prima novità: nel decreto “Milleproroghe” si prevede che le Regioni colpite da calamità naturali, se non ce la faranno a coprire i costi della ricostruzione, potranno avvalersi della leva fiscale. Dunque la Regione Abruzzo potrà mettere una tassa sul terremoto, che riguarderà solo le tasche degli abruzzesi. Seconda novità: i cittadini dovranno restituire in una sola occasione ben 12 rate di tasse non pagate. In altre regioni dove si sono verificate calamità naturali come le Marche, L’Umbria e il Molise i cittadini hanno restituito quanto sospeso dopo molti anni e nella misura del 40%. Perché questa differenza di trattamento?
La speranza non è però morta e certamente la ricostruzione si farà; l’obbiettivo è non dimenticare e credere che il “cratere” diventi un buco da riempire di persone e non di cemento.
Luca Marziali
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Due parole sul finanziamento pubblico dei partiti
Dopo gli scandali Lusi e Belsito, si è riaperto il dibattito sulla necessità e sulla dimensione del finanziamento pubblico ai Partiti. Tutti abbiamo l’impressione che la politica tenda ad evitare tale dibattito: però, allo stesso tempo, c’è molta disinformazione e i media spesso non hanno la volontà di trasmettere le notizie in modo chiaro e completo. In questo periodo, sono in tanti a voler eliminare i contributi statali ai Partiti. Vogliamo fare alcune considerazioni.- Per quanto riguarda il PD, i rimborsi elettorali costituiscono il 95% del bilancio complessivo: è facile dedurre che senza di essi il nostro partito sarebbe costretto a chiudere i battenti; contestualmente però chiuderebbero anche i migliaia di circoli che si occupano di coinvolgere i cittadini nelle politiche civiche, fungendo spesso da tramite tra elettori e amministratori. L’importanza dell’attività dei distaccamenti comunali è riconosciuta e apprezzata da tutti, nonostante il clima di antipolitica dilagante: ma questi sopravvivono grazie ai materiali e ai contributi che il bilancio nazionale del partito destina a loro.
- In secondo luogo, senza finanziamenti pubblici, ci si dirigerebbe verso il modello statunitense di partito, ossia un’organizzazione che nasce pochi mesi prima delle elezioni e che in periodo non elettorale non fa attività politica: senza partiti, la politica viene sostenuta esclusivamente da privati cittadini e persone giuridiche, che, in base all’ammontare della donazione, influenzano le idee e le scelte che il politico compie. È facile dedurre che il potere si concentra nelle mani di chi ha maggiori possibilità economiche!
- In terzo luogo, molti credono che i Partiti, nonostante la crisi economica in corso, non vogliano rinunciare al proprio finanziamento, nemmeno ad una sua riduzione. Ciò non è propriamente vero, il Parlamento ha varato una Legge che riduce gradualmente l’importo della somma dei rimborsi elettorali nel giro di 5 anni, fino a raggiungere nel 2015 una cifra inferiore alla metà: il che porterebbe il finanziamento pubblico poco al di sotto della media europea (Francia, Germania e Spagna, ad esempio, ci supererebbero).
Noi crediamo che i partiti debbano essere sostenuti economicamente dallo Stato, ma rispetto al sistema attuale vogliamo che il finanziamento venga ulteriormente ridotto, fino ad una quota molto al di sotto della media europea, come molto al di sotto è la media dei salari dei lavoratori dipendenti italiani; vogliamo che per accedere ai contributi statali i Partiti certifichino i bilanci (vedi pag. 4); vogliamo infine che il finanziamento sia effettivamente sotto forma di rimborso, il denaro non utilizzato dai Partiti per la campagna elettorale e per l’iniziativa politica dev’essere restituito allo Stato.
Roberto Gazzonis
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Formigoni, il tempo è scaduto!
Sono passati due anni da quando Roberto Formigoni venne eletto Governatore della Lombardia per la quarta volta consecutiva: si formò allora un Consiglio Regionale composto da 80 eletti e una Giunta di 16 Assessori. Dalla primavera del 2010 ad oggi, undici di questi sono indagati dalle rispettive Procure. Ecco l’elenco:Gianluca Rinaldin, eletto a Como nel PDL. Già nel 2008 era finito ai domiciliari per truffa, falso, corruzione e finanziamento illecito, è ora sotto processo per tali inchieste e indagato per altre: due settimane dopo l’elezione, è finito infatti sotto indagine per corruzione;
Nicole Minetti, eletta nel listino bloccato di Formigoni. È imputata per induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile all’interno della vicenda del Rubygate;
Daniele Belotti, eletto a Bergamo nella Lega. La Procura di Bergamo sul tifo violento gli contesta il reato di associazione per delinquere: pare che sia l’anello di congiunzione tra gli ultras atalantini e le istituzioni. Indagato anche per rissa;
Filippo Penati, candidato del PD (ora gruppo misto). Indagato dalla Procura di Monza per corruzione e concussione all’interno del cosiddetto “Sistema Sesto”, un giro di tangenti per gli appalti nel Comune di Sesto San Giovanni;
Monica Rizzi, Assessore leghista allo Sport e ai Giovani. Indagata per trattamento illecito di dati personali. Ha ricevuto anche una denuncia dall’Ordine degli Psicologi perché si spacciava per psicanalista senza aver mai conseguito alcun titolo di studio;
Franco Nicoli Cristiani, eletto a Brescia nel PDL, è ex-vice-presidente del Consiglio Regionale. Indagato e incarcerato per corruzione e traffico illecito di rifiuti;
Massimo Ponzoni, eletto a Monza nel PDL, ex-segretario dell’ufficio di Presidenza del Consiglio regionale. Finito in carcere per corruzione, concussione, finanziamento illecito e bancarotta fraudolenta. Nell’ordinanza di arresto di parla anche di rapporti con i clan della ‘ndrangheta;
Davide Boni, ex-Presidente del Consiglio regionale, esponente di spicco della Lega Nord. È accusato di corruzione e di tangenti per un milione di euro: si sospetta che parte di questi soldi fossero destinati a finanziare il suo Partito;
Angelo Giammario, eletto a Milano nel PDL, accusato di corruzione e finanziamento illecito;
Romano La Russa, eletto a Milano nel PDL, Assessore alla Sicurezza. Il fratello dell’ex-ministro è sotto inchiesta per finanziamento illecito al suo Partito;
Renzo Bossi, eletto a Brescia nella Lega Nord. Il ‘trota’ è coinvolto nello scandalo che vede indagato il tesoriere della Lega, Francesco Belsito: secondo l’accusa, Renzo Bossi avrebbe utilizzato il patrimonio del Partito per rimborsare parecchie spese personali.
A chi invoca le dimissioni, Formigoni risponde evocando complotti, creati per celare, dietro agli scandali, il buon governo lombardo. Invece anche il Governatore è coinvolto: sotto inchiesta ci sono almeno sette Assessori che, in tempi diversi, Formigoni ha scelto e a cui ha affidato ruoli importanti di governo (Angelo Giammario, Davide Boni, Francesco Nicoli Cristiani, Massimo Ponzoni, Romano La Russa, Daniele Belotti e Monica Rizzi). E non solo per questo: queste vicende lo riguardano perché risulta evidente che in questi anni si è costruito un sistema regionale che non garantisce controllo e trasparenza, perché questa legislatura è iniziata con uno scandalo, quello delle firme false, e prosegue segnata più dalle inchieste che dagli atti di governo, ma soprattutto perché è evidente che il sistema che si è consolidato in 17 anni di governo formigoniano non regge più.
In questi 17 anni di governo, Formigoni ha accentrato nelle mani della Giunta regionale diversi poteri e, anche attraverso le sue società controllate dalla Giunta, è riuscito ad intervenire e a risolvere numerose questioni del nostro territorio. Ora questo sistema rischia di rovesciarsi: la Giunta lombarda non ha progetti per la Lombardia, non cura più l’interesse pubblico dei propri cittadini, ma ha come unico obiettivo il mantenimento ed il rafforzamento dei poteri forti che ha creato in passato.
Ciò non giova né alla Lombardia come Istituzione, che si trova ad occuparsi di materie che non le competono, né alla Lombardia intesa come i quasi 10 milioni di abitanti. Si comincia a sentire il bisogno di una ventata di freschezza, di ricambio, di idee nuove, di forze innovative che prendano il posto di questa classe dirigente ormai troppo rodata. Per questo abbiamo aderito alla campagna “Formigoni: il tempo è scaduto!” promossa dalle forze d’opposizione in Consiglio Regionale, per questo chiediamo le dimissioni del Governatore della Lombardia e le elezioni anticipate.
Un passo indietro, in queste condizioni, dovrebbe essere naturale. Se da un lato la maggior parte degli esponenti del PDL ha dimostrato più volte in passato l’intenzione di continuare a governare nonostante le inchieste e le indagini che pendevano sul loro conto, fa sorridere pensare a come si è ridotta la Lega Nord: che fine hanno fatto i leghisti che urlavano “Roma ladrona, la Lega non perdona”? O quelli che sbandieravano il cappio in Parlamento? O quelli ancora che minacciavano di scendere dai monti imbracciando fucili per ripulire la politica dai poteri forti? La Lega Nord si trova ora ad occupare le stesse poltrone contro cui lottava negli anni ’90, gestendo e difendendo quelle posizioni di potere che quindici anni fa voleva eliminare: tutto questo senza che il ‘popolo padano’ abbia mai viste realizzate le promesse, dalla secessione al federalismo!
Questa è la coerenza di chi governa la Lombardia. Sono d’accordo con chi sostiene la necessità di un rinnovamento della classe politica, sono d’accordo con chi crede che si debba dar fiducia a volti nuovi e giovani. Ma permettetemi di dissentire da chi grida che “i politici sono tutti uguali” e che “i partiti fanno tutti schifo”: questo non si può più accettare. E la Lombardia ne è un esempio: ci sono partiti che perseguono gli interessi personali dei propri politici, mantenendo in vita un sistema corrotto e colluso con i poteri forti; ci sono altri partiti che combattono ogni giorno contro questi poteri forti e contro l’illegalità, mettendoci la faccia in prima persona nel emarginare ed escludere le ‘mele marce’ al loro interno.
È finito il tempo dell’indignazione, bisogna cominciare a reagire. L’obiettivo di rinnovare la politica non lo si raggiunge urlando al vento tutti i mali che compiono le Istituzioni, ma soltanto impegnandosi in prima persona e partecipando attivamente nella società, in tutte le sue sfaccettature. La strada è lunga, noi vogliamo percorrerla al fianco di tutti i giovani lodigiani!
Roberto Gazzonis
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La Locomotiva – # 3.01 – aprile 2012
Umberto Bossi e parecchi “illustri” della Lega Nord sono accusati di essere parte di un giro d’affari, nella fattispecie di affati propri, ma con i soldi dei finanziamenti ai partiti, quindi con i soldi nostri. Si può dire che sono accusati di essere “ladroni”? Per questa storia Umberto Bossi si è dimesso dalla Segreteria della Lega Nord, il figlio Trota si è dimesso dal consiglio regionale e alcuni “illustri” sono stati espulsi dal partito.
11 sugli 80 consiglieri del Pirellone sono indagati. L’opposizione insorge e in aula gli animi si surriscaldano. Il capogruppo Idv Stefano Zamponi accusa Roberto Formigoni di non aver “mai lavorato” in vita sua. Formigoni gli urla: “Pirla. Informati, tu, pirla!”. Davvero un signore, non c’è che dire. Poi si giustifica: “Ho usato il termine pirla in senso evocativo, avrei dovuto dire: O pirla…”Sembra che ogni giorno che passa un tassello dell’impero del centro-destra scompaia, specie quell’inossidabile impero lombardo. Se a questi fatti recenti aggiungiamo il giallo delle firme false durante la campagna elettorale (per cui dieci fra consiglieri comunali e provinciali, che hanno garantito l’autenticità di quelle firme, circa un anno fa, hanno ricevuto un invito a comprarire in tribunale), la storia del Bunga bunga e di Nicole Minetti ecc. viene fuori un quadro decisamente imbarazzante.
Che cosa sta succedendo? Il castello di carte sta crollando. Il grande incantesimo con cui Berlusconi aveva incantato l’Italia forse è già crollato, nei giorni in cui il famigerato spread Bund-Btp aveva raggiunto i 570 punti e anche il dittatore dello Stato Libero di Bananas si era dovuto arrendere all’evidenza, mentre un’orchestra barocca fuori da Montecitorio intonava l’Hallelujah di Händel. Ma un altro castello sembrava ancora in piedi, incrollabile: l’eterno (nonché “benedetto”) dominio di Roberto Formigoni in Lombardia. Ora sembra che qualcosa stia cedendo davvero anche nella falda più incrollabile del berlusconismo.
Tutto questo dopo quasi vent’anni di strapotere, dopo le vicende, diciamo, “intriganti” dell’Expo, dopo i provvedimenti a favore delle scuole private e mai di quelle pubbliche, dopo l’introduzione dei ticket e la riforma di una sanità che ormai funziona con delle logiche da azienda, dopo quella sottospecie di razzismo di Stato che ha serpeggiato nelle proposte leghiste, come vietare il consumo di kebab fuori dai locali… Dopo tutto questo, qualcosa, finalmente, incomincia a incrinarsi.
Il Partito Democratico ha lanciato un’iniziativa in tutta la Lombardia, per far capire a Formigoni e alla sua banda… ops, alla sua giunta che è davvero ora di farsi da parte. L’abbiamo intitolata “Formigoni: tempo scaduto”. Ora è tempo che i lombardi si ribellino a questa gestione del potere e si tenti veramente di costruire qualcosa di nuovo, di portare la Politica e le esigenze dei cittadini dove c’è questo marciume. Ora il tempo di questa destra è davvero scaduto. -
Siamo tutti Telejato! Intervista a Pino Maniaci
Sabato 3 marzo sarà nostro ospite Pino Maniaci, proprietario di Telejato, una piccola emittente televisiva che trasmette nei dintorni di Palermo. Pino Maniaci nei 13 anni di attività ha promosso dell’informazione libera denunciando la presenza delle mafie e di ogni malaffare di cui era a conoscenza: a causa dei servizi che trasmetteva, Maniaci ha subito negli anni numerose intimidazioni, minacce, aggressioni fisiche e danni ai propri immobili.Ora Telejato rischia di chiudere, ma non grazie alla mafia, ma grazie alla normativa sul Digitale Terrestre promulgata qualche mese fa, che non prevede il passaggio alla piattaforma digitale delle Tv Comunitarie: per questo abbiamo deciso di organizzare un’iniziativa di raccolta fondi per sostenere la battaglia di Pino Maniaci, e come anticipo pubblichiamo questa intervista che ci ha rilasciato pochi giorni fa.
Come è nata l’esperienza di Telejato e in cosa consiste oggi quel modo di fare televisione?
La direzione di Pino Maniaci nasce nel 1999, la rilevai perché stava per chiudere in quanto non pagava da anni le annualità spettanti al Ministero. Tutto pensavo allora tranne che andare a finire addirittura sotto tutela, perché ciò che abbiamo fatto noi in questi lunghi tredici anni è soltanto il nostro dovere, il dovere di ogni giornalista, ossia informare, denunciare tutto ciò che non va sul territorio, specialmente in questa bellissima e nello stesso tempo maledetta terra che spesso mette in evidenza la questione mafia.
Noi quotidianamente facciamo il nostro dovere, il problema sono gli altri: il giornalismo in Italia è purtroppo politicizzato e non mette veramente in risalto quelle che sono le esigenze di un Paese.
Quali sono un po’ i punti di forza, gli elementi che usate per avere un ascolto così importante nei territori dove la vostra televisione trasmette?
Noi facciamo circa due ore di telegiornale, la maggior parte – circa un’ora – è dedicata al problema della presenza delle mafie: noi facciamo direttamente nomi e cognomi delle famiglie mafiose presenti nel territorio mettendoli alla pubblica gogna. Il nostro motto è: “loro si sentono uomini d’onore, per noi disonorarli è proprio una questione di onore!”.
Nel tempo abbiamo denunciato tutto quello che c’era da denunciare, non solo la presenza mafiosa, ma anche l’inquinamento ambientale: nel nostro centro abitato, a Partinico, abbiamo la più grande distilleria d’Europa. Le nostre inchieste hanno portato alla chiusura per ben 4 anni per inquinamento ambientale e al risarcimento di due milioni di euro al comune di Partinico per danno ambientale. Poi la filiera ha trovato un giudice che ha fatto cadere il reato in prescrizione, ma questo è uno dei paradossi di questa terra.
La nostra forza è stata la coerenza… è stata anche il denunciare il malaffare, presente dappertutto, politicamente parlando sia a destra che a sinistra: non ci siamo mai schierati con nessun partito, abbiamo sempre denunciato tutte le cose che c’erano da denunciare in politica. Questi sono i nostri punti di forza: Telejato è la televisione della gente, la televisione di chi non ha voce!
La tua televisione rischia ora di chiudere, a causa della normativa sul Digitale Terrestre. In questo periodo molte associazioni e privati hanno organizzato iniziative di raccolta fondi un po’ in tutta Italia, dal nord al sud. Come hai vissuto questi momenti di solidarietà, provenienti anche da territori di cui assolutamente non ti aspettavi questa reazione, e che speranza hai per il futuro?
Questo è proprio il nostro punto di forza maggiore: il fatto che siamo riusciti ad andare oltre ai venticinque Comuni dove Telejato trasmette, per farci conoscere a livello non solo nazionale ma, lo dico con orgoglio, anche internazionale: il giorno 9 marzo sarà nostra ospite una televisione coreana, inoltre servizi su Telejato sono andati in onda in Francia, in Inghiterra, perfino su Al Jazeera, la televisione araba. Il fatto che questa piccola emittente sia riuscita a fare questo rumore a livello internazionale sembra strano anche per me, visto che noi non facciamo altro che quello che dovrebbero fare tutti.
Sono felice per la solidarietà dimostrata da tantissime associazioni antimafia presenti nel territorio, come Libera Nazionale che è riuscita a scendere in piazza a Roma con una manifestazione davanti al Parlamento. Io continuo a dire che dopo tredici anni di intimidazioni, minacce, piani per farmi fuori, macchine bruciate, aggressioni fisiche, non c’è riuscita la mafia a farmi chiudere e ci riesce una Legge dello Stato: questo è un paradosso davvero madornale. Il Digitale Terrestre non prevede sulla piattaforma il passaggio delle televisioni comunitarie, ossia quelle emittenti che veramente fanno informazione nel territorio. Non solo: pensate solo a cosa significa rischiare di chiudere 250 emittenti in tutta Italia, significa non solo chiudere quella che è l’informazione del territorio, l’informazione locale, ma soprattutto limitare la pluralità d’informazione.
Verrai a Lodi sabato 3 marzo, per partecipare ad un dibattito sulla criminalità organizzata al nord, organizzato dai Giovani Democratici del Lodigiano. In Lombardia la mafia uccide meno che al sud, ma si infiltra in imprese e nella politica, in un sistema forte e radicato. Come pensi si possa sconfiggere e che legame hai anche con la nostra città?
Io ringrazio Lodi perché è grazie all’Assessore Ferrari che ho avuto occasione di conoscere questa bellissima realtà e questa bellissima cittadina. Ringrazio sia per la sensibilità dimostrata nei miei riguardi, sia per l’affetto verso l’emittente e tutta la redazione: vi ringrazio già anticipatamente per quello che state facendo e farete in futuro.
Con una battuta vi dico che a me fanno fare la escort d’Italia, nel senso che mi fanno girare in tutti i paesi d’Italia, ma lo faccio molto volentieri per un semplice motivo: lo dico con una battutaccia, noi in Sicilia abbiamo cosa nostra, ma voi avete i cazzi vostri, nel senso che al nord ormai sono presenti tutte le mafie: non solo cosa nostra, c’è la ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la camorra, ci sono le mafie dell’est, chinatown, la mafia di Russia. Però non le conoscete, non sapete come reagire, mentre noi qui in Sicilia col tempo abbiamo fatto un passo in avanti: abbiamo la mafia, ma abbiamo creato gli anticorpi, abbiamo l’antimafia; voi al nord avete tutte le mafie ma non avete ancora questa sensibilità. Quindi io con piacere giro per le scuole, vado a parlare con la gente e con le varie associazioni che mi invitano, proprio per sensibilizzarle ad affrontare il problema ed ad indicare come conoscere e riconoscere i mafiosi, a capire come evitarli ed emarginarli.
L’iniziativa è organizzata dai Giovani Democratici. Per un giovane oggi perché vale la pena di impegnarsi nel nome della legalità?
Perché oggi l’Italia ha bisogno di cittadini attivi e responsabili. Tra le altre cose, guardate a cosa i passati Governi italiani hanno ridotto questa bellissima terra, in questo caso parlo dell’Italia, conosciuta da sempre come la terra della cultura e delle arti e oggi conosciuta come la terra della mignottocrazia: c’è bisogno di rifare l’Italia, forse non l’abbiamo ancora mai fatta viste le divisioni che ci sono tra nord e sud. I giovani, a prescindere dall’appartenenza politica, dovrebbero impegnarsi per scardinare alla base i Partiti d’appartenenza e chiedere maggiore etica, morale e dignità alla politica: non candidare persone chiacchierate e colluse, non candidare quelle che sono già state rinviate a giudizio, non candidare quelli che già sono sporchi dentro. E questo è quello che dovrebbero fare i giovani: in tanti li allontanano dicendo che loro sono il futuro, invece loro sono il presente e possono fare molto per questa bella terra.
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Come la pensiamo: le nostre Tesi Congressuali
Paesano: “Ma come si fa andare avanti senza nessuno che ti dice niente? Lo sanno tutti Olmo, come si fa andare avanti senza Partito?”
Dalcò Olmo: “Già il Partito, ma che scusa… Il Partito sei tu e lo sai, è Eugenia, è Enzo, è Armando, e poi al di là del fiume c’è tutta la famiglia Zali, e giù in fondo alla carraia la famiglia Del Guercio:
lì è il Partito, dappertutto che c’è uno che lavora lì è il Partito.”
(Dialogo tratto da Novecento di B. Bertolucci)Questa citazione, che apre il nostro Documento Programmatico, rappresenta al meglio la linea politica che abbiamo deciso di adottare per i prossimi mesi o forse più. Il motivo è semplice: vogliamo uscire dall’autoreferenzialità che ha contraddistinto spesso l’attività nazionale dei Giovani Democratici, per avvicinarci sempre di più ai veri bisogni dei nostri coetanei, per comprendere i disagi e per confrontarci con chi, diversamente da noi, non possiede una tessera di partito nel portafoglio.
Questo Documento è per noi un punto di partenza: quello che leggerete è una sorta di piattaforma programmatica che contiene idee e proposte su diversi temi, che cercheremo di trasformare in iniziative nei prossimi anni. Pubblicando questo documento ci assumiamo un grande impegno, che porterà via molto tempo a molti Giovani Democratici della nostra Provincia: ma siamo sicuri di realizzare i nostri obiettivi, spinti da una forte passione per la nostra attività e dalla voglia di dimostrare che la Politica vera è quella che si svolge al fianco dei cittadini, al fianco di tutti i ragazzi e le ragazze che percorreranno con noi anche solo un pezzetto di questa strada.
Ringrazio i Giovani Democratici che hanno contribuito alla stesura di questo Documento. Buona lettura!
Roberto Gazzonis
Link per il download:
Regolamento congressuale (provinciale) 2012
Per ulteriori informazioni visita la pagina del nostro congresso
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